martedì 2 giugno 2015

la danza del guerriero

La danza del guerriero
Molti sardi dicono.
"Devono andarsene dalla sardegna " a sonu de corru""
"Vogliamo uscire dall'italia, e dato che con le buone non è possibile, lo faremo con le cattive"
"Gherra gherra a sos oppressoris"
Già.
Le guerre si possono combattere in mille modi diversi.
Hai provato, almeno, a farla con le buone?
Se no, allora, cosa diffondi proclami?

Ce ne sono troppi, di magnifici imbecilli che vedono come unica soluzione "sa gherra", ma se proprio la guerra deve essere fatta, questa deve essere l'ultima opzione, l'ultima ratio, e va combattuta, appunto, con raziocinio, l'odio verso il colonizzatore e contro chi sceglie altre opzioni pacifiche, offusca la mente, e fa prendere decisioni profondamente sballate. 

Con l'odio cieco l'umanità è riuscita a fare disastri.
Ah, capito, secondo il loro punto di vista i proclami guerrafondai fanno presa sulla gente, e allora è legittimo pensare che essi siano un mero esercizio di plagio, senza sviluppi futuri.
Proclami nati unicamente dall'istinto.
Un modo come un altro per acquistare visibilità, bello sentirsi dire "su patriotu sardu balente e gherreru" !
Sanno in tutta coscienza che non può esistere nessun seguito.
La storia, anche recente, in italy, insegna.

Farsi illudere da comizi e proclami che citano parlamenti rivoltati come calzini, senza poi effettivamente far niente perchè ciò avvenga, è un modo come un altro per offrire una speranza a chi, altrimenti, cruentamente o meno, si sarebbe rivoltato.
Nel senso, che bisogna scegliere bene le modalità della rivolta.

Questi "magnifici personaggi" fanno il gioco del potere, che siano collusi o meno con esso, saranno gli avvenimenti futuri a certificarlo.
Nel mondo indipendentista bisogna mettere in conto che lo stato cerca di infiltrare perosonaggi che fanno il doppio gioco.
Del resto è storicamente risaputo che le rivolte cruente offrono il fianco a vendette nemmeno troppo trasversali del potere, e possono essere soffocate più agevolmente, sia sul lato pratico, ma anche dal punto di vista mediatico e intellettuale.

Altra cosa è il ricorso alla disobbedienza civile e fiscale, il ricorso al diritto internazionale, che impone ( o imporrebbe) allo stato colonizzatore, non solo di non ostacolare processi decolonizzanti, ma addirittura di favorirli.
E allora cosa fa, in genere, lo stato?
Se individua dei perfetti idioti, ma con un certo carisma, li spinge ad attuare queste strategie guerresche che fanno comodo solo a lui.

Se invece è gente che ha capito questi meccanismi, e agisce scaltramente, e capisce che sono disposti a ingannare il proprio popolo, li paga.
E qui si aprono due frattali, dato che si può pagare in molti modi.
Chi si adegua al sistema, pur essendo indipendentista, e "gioca" con le sue regole, avrà dei vantaggi, forsanche sedersi in comode poltrone "democraticamente" decisonali.
Stendiamo un velo pietoso sulla parola democraticamente.
La storia sarda insegna anche questo.

Chi invece non si adegua al sistema, o meglio, fa finta di non riconoscerlo, viene favorito in altri modi.
Questo sta succedendo in sardinnia, la gente è affascinata da comizi mediatici che inneggiano alla gherra.
Purtroppo la nostra popolazione non è abbastanza matura da capire che la decolonizzazione si può fare in maniera non cruenta, e sono proprio coloro che scelgono quella pacifica strategia, che fanno più paura al potere.

Lo ripeto, il potere non ha paura di pagliacci che inneggiano alla guerra, gente assurdamente istintiva, ma ha paura delle idee e della spiritualità di chi ragiona, di chi riesce a trovare soluzioni non troppo invasive, di chi ( anche egli ) combatte la sua guerra, una guerra senza armi materiali, una guerra che si appoggia a concetti logici e come ho detto prima, spirituali.
La guerra della ragione e della verità.
La guerra del confronto costruttivo.

Non dobbiamo necessariamente in maniera cruenta buttare fuori dalla sardegna l'italia, dobbiamo fare in modo di creare le condizioni perchè l'italia non abbia più nessun interesse a "restare" nell'isola, in una parola: emarginarla, e per questo serve una consapevolezza di popolo che ciò si può fare.
Dobbiamo periferizzare concetti colonizzanti, pensieri e ragionamenti che per secoli ci hanno imposto.

Sarà poi il diritto internazionale che certificherà che un popolo pacifico e intelligente, ha trovato la strada justa per la sua justa libertà.
Ma dovremmo essere intelligenti, e isolare chi vuole combattere guerre cruente senza un minimo di costrutto.
La storia è scritta dalle idee, dal pensiero, dalle loro diffusioni tra la gente, che deve essere preparata ad assorbirle, e non già dalle risultanze di guerre e trattati.


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