martedì 6 dicembre 2016

Alla stazione di Oristano

Esistono libri che si fanno divorare, altri così coinvolgenti che ti spingono a emulare le gesta descritte, e poi ci sono i libri da meditare.
In quel caso non si riesce ad andare avanti, perchè ogni frase, ogni pagina ha bisogno di riflessioni, la lettura diventa così mai banale, mai scontata, la descrizione di vita vissuta e conquistata, un esempio di determinazione che passa dalla mente dello scrittore, a quella del lettore.
Sono in stazione, ambiente dispersivo, molto più dispersivo di quando mi concentro nella lettura, rilassato e attento allo stesso tempo, nella intimità della mia casa.
L'altoparlante della stazione che distrae, qualche donzella dal passo elegante, qualcuno che ti chiede una sigaretta, l'attesa dell'arrivo del treno, tutti elementi che non concorrono alla attenta lettura di un libro così profondo.
Il libro di Bainzu Piliu in una mano, un libro giallo dal sottotitolo di grande rilevanza, che impone curiosità : "la lunga strada verso la dignità".



Una sigaretta nell'altra, gli occhiali da vista in posizione.
Un peso dentro l'anima, una altra battaglia persa, in quel di arborea, la consapevolezza che un sogno è diventato improvvisamente più difficile da raggiungere, per colpa dei servi dei nostri aguzzini, gente nemica del suo popolo, e che dice di rappresentarlo.
Un altoparlante che gracchia ...

"Stazione di oristano, questo pomeriggio il treno delle ore 14'29 arriverà con 2 ore e 15 minuti di ritardo, il treno delle ore 14'29 partirà dal binario 1 invece che dal binario 2, non oltrepassare la linea gialla, non aprire le porte fino a quando il treno non è completamente fermo, ci scusiamo per il disagio, le ferrovie dello stato vi augurano buon viaggio."

In questa sottospecie di stato non funziona mai niente, uno stato privato in catalessi, e le ferrovie sono l'immagine esaustiva della pochezza della cosiddetta nazione italiana. 
Magari il popolo sardo si sveglierà dal lungo incubo che dura ormai da svariati secoli, e deciderà di lottare con l'intelligenza che suggerisce il grande Bainzu, per abbandonare definitivamente questa barzelletta di nazione italica, tutto è possibile, magari i miracoli succedono davvero.
Magari la smetteremo di chiedere indipendenza, o autonomia, e agiremo concretamente per la libertà, magari ci ricorderemo chi siamo e siamo stati, e dimenticheremo chi ci hanno detto che siamo.
Magari la smetteremo per una buona volta di lucidare le nostre catene, magari ci ricorderemo che non dipendiamo, che quella parola ce la hanno instillata nella mente, gente che non vuole che capiamo quanto siamo stati grandi e che grandi possiamo ridiventare.

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