mercoledì 18 maggio 2016

Le parole imposte

Tu sei le parole che pronunci.
Vengono dal tuo intimo, contestualmente le approvi e le nomini. E pronunci solo ed esclusivamente parole imposte. Dalla fetenzìa culturale mondialista. Parli con disinvoltura di razzismo senza sapere chi questa parola la ha coniata. E soprattutto perchè la ha coniata . Cui prodest?
Parli con nonchalance di destra e di sinistra, di maschilismo e femminicidio, usi parole suadenti sentite alla televisione, strumento di dominazione mediatica, culturale e invasiva fin nei più reconditi meandri del tuo cervello. Loro usano parole che evocano positività, chi mai direbbe che il termine riforme, sia deleterio per la gente? La parola suona bene, essi sono maestri nell'uso di termini che invogliano alla loro pronuncia, e se poi in concreto quella parola applicata genera sofferenze alla gente, poco male, avrai fatto la tua bella figura nel pronunciarla, di fronte ai tuoi amici da caffetteria.
E magari anche di fronte alla bella banconiera che ti sta di fronte. Eh già.
Hai scelto di comunicare con lo stile tipico di chi vuole essere ascoltato dalla grande massa di gente conforme alla cultura imposta, altrimenti chi ti ascolterebbe, se tu non usassi i preziosi mantra dialettici? Siamo inquinati, il nostro cervello è inquinato da termini estranei alla nostra cultura. E ci gloriamo, e sentiamo una calda soddisfazione nel pronunciarli.
Ho la fortuna, non so quanto meritata, di godere dell'amicizia di alcune eccellenze in fatto di linguistica. E proprio per questo mi viene spontanea una domanda: la mia militanza a favore e in rappresentanza del mio Popolo, ha bisogno di escursioni mentali per capire se siamo di fronte ad un argomento basilare per la formazione di svariate concettualità nazionali, tendenti alla liberazione da concetti estranei alle nostre radici? Evidentemente no.
Ci dobbiamo liberare dalla fanghiglia imposta dalle oligarchie culturali dominanti, ci dobbiamo riappropriare delle nostra parole ancestrali. Esistono innumerevoli termini, molti di più di quelli che immaginiamo, che appartengono unicamente al nostro popolo, alla nostra nazione sarda, ebbene, liberiamo spazio nella nostra mente, per loro, cassiamo i termini imposti da chi non ci vuole bene. Desideriamo che le eccellenze, in qualunque ambito operino, facciano sentire la loro vicinanza. Abbiamo deciso che, accanto alle azioni concrete, visibili, che compiremo, avremo bisogno di una operazione virtuale, ma profonda, sulla sensibilità culturale del Popolo Sardo.
marianoabis 
 
 
 

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